giovedì 28 luglio 2016

Le cose e gli esseri esistono - Simone Weil


Pubblichiamo la lettera scritta nel 1942 da Simone Weil a Joe Bousquet. Nella sua radicale semplicità mostra la straordinaria importanza dell'attenzione, che opposta alla distrazione concorre a costruire il fondamento legittimo di ogni morale.

Mi ha profondamente commossa constatare che ha dedicato una viva attenzione alle poche pagine che le ho mostrato.
Non ne traggo la conclusione che meritino attenzione. Considero tale attenzione come un dono gratuito e generoso da parte sua. L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità. A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono. Fin dalla mia infanzia non desidero altro che averne ricevuto, prima di morire, la piena rivelazione. Mi sembra che lei sia orientato verso questa scoperta. In effetti, ritengo di non aver conosciuto, da quando sono giunta in questa regione, nessuno il cui destino non sia di gran lunga inferiore al suo; tranne un’eccezione. (L’eccezione, lo dico di sfuggita, è un domenicano di Marsiglia quasi completamente cieco, di nome padre Perrin. Deve essere stato nominato da poco, credo, priore in un convento di Montpellier; se capitasse a Carcassonne, ritengo che varrebbe la pena di organizzare un incontro tra voi.)
La scoperta che le dicevo è in fondo il soggetto della storia del Graal. Solamente un essere predestinato ha la facoltà di domandare ad un altro: «Qual è dunque il tuo tormento? ». E non gli è data nascendo. Deve passare per anni di notte oscura in cui vaga nella sventura, nella lontananza da tutto quello che ama e con la consapevolezza della propria maledizione. Ma alla fine riceve la facoltà di rivolgere una simile domanda, nel medesimo istante ottiene la pietra di vita e guarisce la sofferenza altrui.
E questo, ai miei occhi, l’unico fondamento legittimo di ogni morale; le cattive azioni sono quelle che velano la realtà delle cose e degli esseri oppure quelle che assolutamente non commetteremmo mai se sapessimo veramente che le cose e gli esseri esistono. Reciprocamente, la piena cognizione che le cose e gli esseri sono reali implica la perfezione. Ma anche infinitamente lontani dalla perfezione possiamo, purché si sia orientati verso di essa, avere il presentimento di questa cognizione; ed è cosa rarissima. Non v’è altra autentica grandezza. Parlo di tutto questo non propriamente come un cieco, ma come un quasi cieco potrebbe parlare della luce. Almeno penso di vedere abbastanza per avere potuto riconoscere in voi questo orientamento.
E un regno in cui opera il semplice desiderio, purché autentico, non la volontà; in cui il semplice orientamento fa avanzare, a patto che si resti sempre rivolti verso lo stesso punto. Tre volte felice colui che è stato posto una volta nella direzione giusta. Gli altri si agitano nel sonno. Colui che procede nella giusta direzione è libero da ogni male. Benché sia, più di chiunque altro, sensibile alla sventura, benché la sventura gli procuri soprattutto un sentimento di colpa e di maledizione, tuttavia per lui la sventura non costituisce un male. A meno che non tradisca e non distolga lo sguardo, sarà sempre preservato. Anche quando si sente completamente abbandonato da Dio e dagli uomini, è comunque preservato da ogni male. Per aver parte a questo privilegio basta desiderarlo. E' proprio questo desiderio a essere cosa estremamente difficile e rara. La maggior parte di coloro che sono convinti di averlo, non l’hanno.
Tutta la parte mediocre dell’anima si rivolta e vuole soffocare il desiderio da cui si sente minacciata di morte, e riesce il più delle volte a raggiungere il suo scopo attraverso qualche menzogna. Allora si sente al sicuro. Gli sforzi, la tensione della volontà non la turbano. Si sente unicamente minacciata dalla presenza nell’anima di un punto di desiderio puro.
Quanto prima le manderò la copia di alcuni versi di Eschilo e di Sofocle con il mio tentativo di traduzione. Anche un Nuovo Testamento in greco. Mi rimprovero di non averle detto una cosa a Carcassonne. Questa. Poiché lei ha bisogno di far venire un farmaco da Marsiglia, se in qualche modo posso esserle utile, disponga di me. Non tema di causarmi disturbo, se sarà necessario.
Creda alla mia amicizia.





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venerdì 24 giugno 2016

Chi sei tu?






Sawaki Roshi (grande Maestro Zen del ventesimo secolo) aveva studiato fino alla seconda elementare ma fu chiamato ad insegnare all'Universitá di Komazawa.
Approcciava gli studenti dicendo: " se studiate per trovare lavoro é come se mangiaste al fine di defecare..."
" in origine studiare significava fare ricerche sulla propria vita"
Acquisire gli strumenti per puntare all'eccellenza, che non ha nulla a che vedere con il solo eccellere sugli altri, e lo studio non era mai scisso dall'educazione, intesa anche come educazione morale.
Senza un'educazione morale, religiosa, lo studio rischia di generare uomini arroganti che perdono di vista il loro posto nell'ordine delle cose e che sono animati da competitivitá finalizzata all'affermazione del proprio ego. Inoltre, e questi effetti sono sotto gli occhi di tutti, perdono il contatto con la propria interioritá e il rispetto verso il sacro ed il mistero riducendo tutto alla ragione umana.
Ecco che allora l'esperienza contemplativa dello Zazen diviene terapeutica perché pone l'uomo di fronte al mistero, disarmandolo delle sue armi intellettuali.
Lo pone di fronte alla domanda fondamentale: chi sei tu spogliato del tuo essere ingegnere, avvocato, muratore, marito, padre, figlio... Chi sei tu ? Spogliato di tutto e ricondotto all'essenziale, al tuo respiro, al tuo corpo come corpo cosmico?

martedì 14 giugno 2016

Trentennale - Lettera di Sensei Paolo Taigō Spongia - Paolo Taigō Spongia Sensei's letter (Ita-Eng)




Sono trent'anni
nel comune Cammino
Verso noi stessi
 

Praticando Karate-Do, sedendo in Zazen, pulendo i bagni, costruendo Dojo, inseguendo visioni e sogni, condividendo gioie, fatiche e dolori... Sono passati trent'anni.
Trent'anni, il tempo di un kata.
Una miriade di volti, di voci, di cuori, sono passati lasciando un'eco che ancora riverbera, altri continuano a camminare insieme su questa Via senza traguardo che ci rende alleati e fratelli nella conquista quotidiana di noi stessi.
Una vita di pratica non è segnata da gesti straordinari, ma dal sottile eroismo del quotidiano, che affronta ogni giorno inerzia e paura animato dal sentimento di gratitudine che impone la restituzione di un debito inestinguibile.
Prendersi cura di un luogo è prendersi cura di coloro che lo abitano e lo abiteranno.
Prendersi cura, una definizione bellissima, disegna il cuore di una madre.
Non basta costruire ancor più importante è mantenere e coltivare, giorno dopo giorno.
Guardando indietro a questi trent'anni non vedo altro che un continuo 'prendersi cura', l'anima del Tora Kan Dōjō e della Iogkf Italia.
E questo prendersi cura si esprime anche nel preservare incarnandola attraverso la propria pratica, una tradizione tanto rara e preziosa quale quella della nostra Arte: il Goju-Ryu di Okinawa che ho ereditato dal mio amato Maestro Morio Higaonna Sensei, che a sua volta l'ha ereditata da An'Ichi Miyagi Sensei discepolo del fondatore Chojun Miyagi Sensei in una successione di uomini appassionati e leali che da lontano è giunta fino a noi.
Rivedo quel giovane, che richiamato da una vocazione irresistibile si lancia all'inseguimento di una visione, avevo 23 anni oggi ne ho 53, e pur essendo per carattere piuttosto inquieto e mai pago, posso dirmi soddisfatto.
Non c'è mai stata nella mia vita una separazione tra la vita nel dojo, il mio insegnamento e la mia pratica e la vita fuori dal dojo, la mia vita familiare, le amicizie... Tutto quello che ho vissuto è stato occasione di pratica e le scelte, anche quelle scomode, dolorose e ad un primo sguardo incomprensibili, hanno trovato la loro collocazione nel disegno della mia vita.
Non mi sono mai risparmiato, mi sono speso completamente in quest'avventura, e mi è stata restituita la ricchezza infinita che siete tutti voi.
Philippe Petit afferma: "I limiti esistono soltanto nell'anima di chi è a corto di sogni."
Io ho imparato molto presto a saper ascoltare il mio cuore, a credere nei sogni e questo mi ha guidato e continua a guidarmi nelle scelte che mi hanno portato fin qui.
Cos'è che rimarrà di tutto questo?
Rimarrà una visione del mondo che avrà orientato i cuori di molti e sapremo di aver offerto al mondo uomini migliori.
Perchè al Tora Kan Dōjō e nei Dojo della Iogkf Italia si è fatta e si fa vera educazione e con le parole di Jigoro Kano Sensei:
 
“Nulla, sotto il cielo, è più importante dell’educazione: l’insegnamento e la virtù di un solo uomo di valore può raggiungere una moltitudine, e il sapere di una generazione può influenzarne cento altre. La vera educazione accelera il progresso di centinaia d'anni”.
 
Vi prego dal profondo del cuore, offrite ad altri quel che avete ricevuto e non lasciate che vada perso.
 
Paolo Taigō Spongia


ENGLISH VERSION

 

Are  thirty years
on the shared Path
Toward ourselves
 

Practicing Karate-Do, sitting in Zazen, cleaning the toilets, building Dojo, chasing visions and dreams, sharing joys, hardships and sorrows ... thirty years have passed. Thirty years, the time of a kata.
A myriad of faces, voices, hearts, have passed leaving an echo that still reverberates, others continue to walk together on this path without a finishing line  that makes us allies and brothers in the daily conquest of ourselves.
A lifetime of practice is not marked by extraordinary gestures, but by the subtle everyday heroism that faces every day inertia and fear animated by the feeling of gratitude which requires to return an inextinguishable debt.
Take care of a place is to care for those who live and dwell there. Take care, a beautiful definition, draws the heart of a mother.
But it is not enough to build, even more important it is to maintain and let grow day after day. Looking back on these thirty years I see nothing but a continuous 'taking care', the soul of Tora Kan Dōjō and IOGKF Italy.
And this care is also expressed in preserving, embodying it through our own practice, a tradition as rare and precious as that of our Art:  Okinawan Goju-Ryu  that I  received from my beloved Master Morio Higaonna Sensei, which in turn  He has inherited from An'ichi Miyagi Sensei disciple of the founder Chojun Miyagi Sensei in a succession of passionate and loyal men that from afar has passed down to us.
I see in my memory this young man, who called from an irresistible vocation, sets off in pursuit of a vision, I was 23 now I am 53, and although I own a restless character, I can say to be satisfied.
There has never been in my life a separation between my life in the dojo, my teaching and my practice and the life outside the dojo, my family life, friendships ... Everything I experienced has been a moment of practice and the choices, even those uncomfortable, painful and incomprehensible at first glance, have found their place in the design of my life.I never spared myself, I spent myself entirely in this adventure, and I received back  the infinite trasure that all of you are.
Philippe Petit says: "The limits exist only in the soul of those who miss dreams."
I learned very early how to listen to my heart, to believe in dreams, and this has oriented me and continues to guide me in the choices that led me here.
What will remain of all of this?
It will remain a vision of the world that will have oriented the hearts of many and we will know that we have offered to the world many better human beings.
Because the Tora Kan Dōjō and the Dojos of IOGKF Italy has made and makes real education and in the words of Jigoro Kano Sensei:
"Nothing under the sky is more important than education: the teaching and virtue of only one man of value can reach a multitude, and the knowledge of one  generation can affect a hundred others. True education accelerates the progress of hundreds of years. "
I beg you from the bottom of my heart, please offer to others what you have received and do not let it to be lost.

Paolo Taigō Spongia



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domenica 12 giugno 2016

Il Vaso Governatore

Il Maestro di Spada Enrico Salvi ci invia un interessante approfondimento sul tema dei meridiani energetici utile anche nella ricerca di una corretta postura per la meditazione seduta.
Riprendendo l’argomento dei meridiani energetici (keiraku) trattato il 16 marzo 2016, potrà risultare di un certo interesse soffermarsi un poco sul Vaso Governatore, Du Mai 督脈, il cui ideogramma significa appunto governare, sorvegliare, correggere, con riferimento anche alla postura (shisei), che, com’è noto, riveste basilare importanza nelle arti marziali e, in particolare, nella meditazione seduta (zazen, seiza-mokuso).
È detto “vaso” poiché costituisce un “bacino” di raccolta per l’energia che poi fluisce negli altri meridiani; consta di 28 punti ed inizia nel perineo situato tra l’ano e la punta del coccige; da qui segue un percorso ascendente lungo la colonna vertebrale (l’Albero della Vita!) che contiene il midollo spinale ed influenza le funzioni nervose e mentali, fino a giungere nel cervello ed alla cima della testa, cominciando poi a discendere fino al palato (al frenulo tra la gengiva ed il labbro superiore). Pertanto, la sua area d’influenza riguarda schiena, spina dorsale, parte posteriore del collo e testa, che a loro volta interessano in particolar modo la correttezza della postura, soprattutto con riguardo alla Verticalità in quanto Rettitudine, a proposito della quale si ricorda l’Asse Zenit/Nadir, Asse del Mondo e della “volontà del cielo” di cui nell’intervento, sempre su questo blog, del 4 maggio 2015.
Di basilare importanza è il fatto che al Vaso Governatore sia legata l’efficienza della colonna vertebrale, che è il governatore (proprio come il Vaso) del movimento (undo) concernente il kata come anche dell’immobilità (fudo) richiesta dalla meditazione seduta. Quel che si vuole proporre in questa sede concerne due zone dorsali utili in modo speciale ad una corretta postura verticale, ed a cui corrispondono alcuni punti del Vaso Governatore. Le due zone sono la lombare e la cervicale, rispettivamente con le loro 5 e 7 vertebre. Ai praticanti della meditazione seduta è ben noto il precetto del mento rientrato, con le orecchie sulla verticale delle spalle e il naso su quella dell’ombelico, cui si accompagna l’estensione, morbida e non rigida, della colonna vertebrale a partire dalla quinta vertebra lombare.
I punti del Vaso Governatore che secondo quanto qui proposto risultano particolarmente importanti sono, partendo dal basso verso l’alto e perciò seguendo l’elevarsi dell’Albero della Vita: VG2 - VG3 - VG4 per la zona lombare (corrispondente al koshi), e VG14 - VG15 per la zona cervicale, compresi i tratti di Vaso (e di colonna vertebrale) delimitati dai punti suddetti. Notiamo inoltre che VG2 si localizza presso lo iato sacrale, VG3 presso la quarta vertebra lombare, VG4 presso la seconda vertebra lombare, VG14 presso la settima vertebra cervicale e VG15 presso la prima vertebra cervicale.
Riferire sulle rispettive specificità dei punti suddetti e del corrispondente trattamento terapeutico attraverso lo shiatsu e l’agopuntura non rientra nelle mire delle presenti considerazioni, anche perché richiederebbe la competenza di un esperto. Non di meno, però, si può notare come nella pratica della meditazione seduta le due zone in questione debbano essere impegnate simultaneamente e dialetticamente: al tirare indietro la zona cervicale ha da corrispondere lo spingere in avanti la zona lombare, e ciò per mantenere la solida verticalità della postura necessaria ad una regolare circolazione del Ki (Kinagare), la quale, ed ecco quel che si vuol proporre in questa sede, possiede già di per sé una certa proprietà terapeutica. Detto in parole povere, il binomio verticalità/circolazione del Ki fa bene al praticante.
Difatti, «molte malattie dell’organismo hanno origine da un difetto di scorrimento del Qi e del Sangue; la colonna vertebrale, quale arteria principale della circolazione di Qi e Sangue nel corpo, teme maggiormente le stasi. Se la colonna, questo asse centrale dell’organismo, è libera da blocchi, il Sangue e il Qi circoleranno regolarmente, e solo a questa condizione potranno portarsi via i depositi, idratare e nutrire l’intero organismo, espellere le patologie» (Dott. Zhang Jianmin, chinalink.it/2/blog/?p=750).
Pertanto, non è da escludere che il particolare impegno delle due zone prese in esame, in ordine alla verticalità grazie alla quale il Ki può liberamente scorrere, possa avere un particolare  benefico effetto sia sull’area lombare (VG2 - VG3 – VG4) sia sull’area cervicale (VG14 - VG15) per la prevenzione o attenuazione delle possibili rispettive patologie. E ciò, senza perdere di vista il Vaso Governatore nella sua interezza e nel quale, secondo gli esperti, «uno squilibrio di energia può essere causa di pesantezza della testa, muco, vertigini, tremori e disordini mentali» (generazionebio.com/vaso-governatore.html).
Di passaggio, si può notare come la verticalità della postura sia utile anche alla messa in comunicazione del sistema neuro-cerebrale (la testa) col sistema neuro-enterico (la pancia, hara), quest’ultimo molto importante agli effetti del pensare con la pancia, hara de kangaeru, e non soltanto con la testa, cioè in modo esclusivamente intellettualistico; quindi il pensare con tutto il corpo, in modo più profondo.
E, forse, interpellando la tradizione spirituale dell’India, non sarà azzardato vedere anche un’omologia fra il Ki che liberamente scorre ed il bianco Sattva quale energia contemplativa equilibrante ed ordinatrice che opera a “redenzione” del nero Tamas quale passività-ristagno-inerzia e del rosso Rajas quale passionalità-irruenza-azione.
Per finire, si ribadisce l’opportunità dell’applicazione pratica del principio della Verticalità e quindi dell’Elevazione inerente alla Meditazione seduta: come la piramide, fondati possentemente sulla Terra, ci si eleva crescendo in Verticalità e ci si consuma sino a che, al Vertice, si tocca il Cielo. Pertanto, quando la consumazione sarà perfetta, shisei e kata, ovvero postura e azione, non saranno più soltanto opera del praticante bensì soprattutto del Cielo.

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venerdì 3 giugno 2016

Trentennale - Discorso di Sensei Tetsuji Nakamura (ITA/ENG)

Pubblichiamo il discorso di Sensei Tetsuji Nakamura, Capo Istruttore Mondiale IOGKF, in occasione della festa, tenutasi a conclusione del Gasshuku da lui condotto, per il Trentennale del Tora Kan Dōjō e del ventennale Iogkf Italia - Roma Aprile 2016.
 
La IOGKF, che è stata fondata nel 1979 dal nostro Maestro Morio Higaonna Sensei, è stata creata al fine di preservare e trasmettere alle generazioni future il tesoro culturale che è l’Okinawa Goju-Ryu. Le generazioni cambiano, passano più o meno ogni venti o trent’anni, da padre a figlio, da figlio a nipote e così via. Quindi noi siamo la seconda generazione dopo Higaonna Sensei, e sono molto felice di averlo così vicino. L’organizzazione del Maestro Higaonna adesso si è radicata in Italia e sta diventando un grande albero, è qui già presente la prossima generazione, ma scorgo anche tanti neonati e posso quindi vedere anche la generazione successiva. Sono molto felice di osservare come la IOGKF Italia continui a crescere come una grandissima famiglia. Il mio augurio è che la vostra famiglia continui a crescere sempre più forte per molte e molte generazioni a venire.




ENGLISH VERSION



We propose the speech offered by Tetsuji Nakamura Sensei, IOGKF World Chief Instructor, at the party for the twentieth anniversary of IOGKF Italy and the thirtieth anniversary of Tora Kan Dōjō, at the end of the Italian Gasshuku in April 2016.

IOGKF was established in 1979 by our Master Morio Higaonna Sensei, to keep intact the cultural treasure of Traditional Karate and to give it to the next generation. The generations change every 20 or 30 years from father to son, parents to child, child to grandchildren. So we are the second generation after Higaonna Sensei, and I’m very happy to have him right next to me. The organization that Higaonna Sensei has started, now has rooted in this country and became a big tree. And we have now our next generation: many people that are here now are the 'next generation', and I see also a lot of babies so I can see the next ‘next generation’. I am very happy the way IOGKF Italia is growing just as a great big family. And I wish this organization to continue this strong for many many more years and for many many generations!





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venerdì 27 maggio 2016

Abbiamo fame - We are hungry (ITA / Eng)

"Abbiamo fame, e anche di fronte ad un banchetto regale non mangiamo.
Siamo malati, e anche se ci incontriamo il re dei medici, non seguiamo il suo consiglio.
Come possiamo guarire? "



Shodoka poema 69 commento del Maestro Deshimaru:



Anche la cena di un re non potrà saziarci, se non mangiamo. Quando siamo malati, anche se il re dei medici si prende cura di noi, come possiamo guarire se non seguiamo il suo consiglio?
È necessario praticare.
È essenziale per praticare Zazen. Se cerchiamo di comprendere la religione o l'insegnamento solo attraverso i libri o attraverso il cervello, non siamo in grado di penetrare in profondità.
Alcuni pretendono di comprendere lo Zen intellettualmente ma non praticano. Pensano che praticare Zazen sia molto difficile o possibile solo in un monastero.
Fino al giorno in cui muoiono, non smettono mai di cambiare opinioni, e rimangono incapaci di trovare la finale, verità essenziale dell'esistenza.
Vedono la tavola del re: la ammirano davanti a loro, ma non la toccano.
Altri iniziano la pratica dello Zazen, e dopo un po ', pensano di aver capito tutto e si fermano.
Gli occidentali non sanno molto bene cosa significhi perseverare.
Il Maestro Dogen ha scritto all'inizio dello Shobogenzo, "Ognuno possiede 'questo', la Buddha-natura. Ma se non si pratica, non possiamo essere nel Satori, poichè la pratica stessa è il Satori."
Il significato del poema di Yoka Daishi è lo stesso: nessuno può fare l'esperienza del Satori al tuo posto.
Zazen è cogliere il vero sé, per trovare l'autentica libertà interiore. Se ci rivolgiamo solo verso l'esterno, come possiamo trovare questo vero sé e questa libertà interiore? Rivolgersi solo all'esterno è come giocherellare in un parco giochi.
Alcuni pensano, "Zazen è buono. Ho capito. Quindi non c'è bisogno di praticare più." Così preferiscono dedicarsi al loro lavoro, ai loro familiari e usarli come scuse.
Altri dicono, "Zazen è doloroso, Zazen è dispendioso, non mi piace Sensei, la disciplina è troppo dura."
Trovano sempre molte buone ragioni per preferire la conoscenza intellettuale alla pratica, lo studiare l'esterno, piuttosto che studiare il sé.
Alcuni pensano che non hanno bisogno di alcun aiuto. Grosso errore. Devi praticare per conoscere te stesso, per tornare alla condizione normale.
Ci viene offerto un buon pasto, ma siamo incapaci di mangiarlo. Restiamo affamati.
Un altro incontra un grande medico, ma non capisce il rimedio che gli è suggerito e non può guarire.
Zazen significa diventare intimi con sé stessi.
Zazen è un buon pasto, un ottimo rimedio.
Ma deve essere praticato.

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 ENGLISH VERSION

"We are hungry, and even before a royal table we do not eat.
 We are sick, and even if we meet the king of doctors, we do not follow his advice.
 How can we be healed?"

Shodoka, poem 69. Commentary by Taisen Deshimaru Roshi:

The king's dinner doesn't satisfy us if we don't eat it. When we're sick, even if the king of doctors cares for us, how can we heal if we don't follow his advice?
It is necessary to practice.
It is essential to practice zazen. If we try to understand religion or teaching only through books or through the brain, we cannot penetrate it deeply. Some understand Zen intellectually but don't practice. They think zazen is very difficult or only possible in a monastery. To the day they die, they never stop changing opinions, and become incapable of finding the final, essential truth of existence.
The king's table: they admire it before them, but they do not touch it.
Others begin the practice of zazen, and after a little while, think they understand everything. Then they stop. Westerners do not know very well how to persevere.
Master Dogen wrote in the beginning of the Shobogenzo, "Everyone possesses 'this', Buddha-nature. But if we do not practice, we cannot have satori, as the practice itself is satori." The meaning of Yoka's poem is the same. No one can taste the experience of satori in your place.
Zazen is to seize one's real self, to find true inner freedom. If we only face outwards, how can we find this true self and this inner freedom? To face outwards is like fooling around in the playground.
Some think, "Zazen is good. I understand it. So I don't need to practice anymore." So they prefer to dedicate themselves  to their work, to their family and use them as excuses. Others say, "Zazen is painful, zazen is expensive, I don't like Sensei, the discipline is too severe." They always finds many reasons to prefer knowledge to practice, to study the outer rather than study the self.
Some think they don't need any help. Big mistake. You must practice to know yourself, to return to the normal condition. We are offered a good meal, but we are incapable of eating it. We stay hungry. Another meets a great doctor, but doesn't understand the remedy given and cannot heal.
Zazen means to become intimate with oneself. Zazen is a good meal, an excellent remedy.
It must be practiced.


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